Efficienza, perché la P.A. non ristruttura gli edifici Il contratto EPC è uno strumento importante ma sotto-utilizzato. L’analisi di Livio De Chicchis della FIRE

Dalla Staffetta Quotidiana Online del 6 settembre 2017  http://www.staffettaonline.com/articolo.aspx?ID=276080

Il D.Lgs. 4 luglio 2014, n. 102, di recepimento della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, prevede all’art. 5 che a partire dall’anno 2014 fino al 2020 venga riqualificato energeticamente almeno il 3% annuo della superficie coperta utile climatizzata negli edifici della Pubblica Amministrazione centrale (o, in alternativa, nello stesso arco temporale venga raggiunto un risparmio energetico cumulato pari ad almeno 0,04 Mtep).

La direttiva 2012/27/UE e la legislazione nazionale pongono in rilievo il ruolo delle ESCO e degli energy performance contract (EPC), in quanto strumenti utili per migliorare l’efficienza energetica anche presso soggetti che non hanno competenze e/o risorse. Tali contratti ad oggi sono tuttavia sotto-utilizzati ed il loro mercato è ancora lontano dalla maturità. Questo è uno dei dati registrati dal Rapporto FIRE sugli energy manager 2017 (v. Staffetta 07/07), da cui emerge che il settore presso cui i suddetti strumenti riscontrano un vasto potenziale di applicazione è la PA, ma purtroppo sia a livello centrale che non, la pubblica amministrazione è ancora indietro nelle attività legate ai risparmi energetici ed alla buona gestione dell’energia (basti pensare all’elevato tasso di inadempienza – nell’ordine del 70-80% – alla nomina dell’energy manager secondo la legge 10/91).

I contratti EPC nella pubblica amministrazione sono stati utilizzati nell’ultimo anno dal 30% dei rispondenti, per lo più per semplici interventi, come la riqualificazione dell’impianto di illuminazione per strade e parcheggi (18%) o per impianti di riscaldamento e raffrescamento (15%), mentre sono ancora poco utilizzati per riqualificare l’involucro edilizio.

I requisiti minimi per la riqualificazione degli edifici, previsti dal D.M. 26 giugno 2015, tenderanno sempre di più alla realizzazione di edifici a consumi quasi nulli (NZEB), i quali tuttavia presentano notevoli barriere economiche. Tra gli energy manager del settore pubblico c’e` la convinzione che non si possa effettuare una riqualificazione di edifici esistenti tramite NZEB senza l’ausilio di energy performance contract e finanziamento tramite terzi, o comunque altri strumenti aggiuntivi (quale potrebbe essere il conto termico, che rappresenta una grande occasione per i Comuni).

In merito proprio al contro termico, la versione 2.0 ha sicuramente dato un supporto agli interventi nella pubblica amministrazione a differenza di quanto non era riuscito a fare il conto termico nella sua prima versione: a conferma di ciò, la quasi totalità degli energy manager coinvolti nell’indagine FIRE, contenuta nel Rapporto 2017, ha usufruito dell’incentivo o ha intenzione di farlo nel prossimo futuro, stimolati dalla possibilità di ottenere un rimborso fino al 65% della spesa sostenuta, in base agli interventi realizzati.

Un altro ostacolo agli interventi di riqualificazione, emerso dal Rapporto FIRE, riguarda la presenza di contratti di locazione in un edificio pubblico: la grande maggioranza degli intervistati durante l’indagine ritiene risolvibile tale problema mediante clausole nel contratto di affitto che prevedano delle modalità di condivisione dei costi e benefici relativi agli interventi di riqualificazione.

Questo tema è al centro del progetto europeo Guarantee, finanziato dal programma Horizon 2020, che ha lo scopo di favorire l’utilizzo di contratti EPC nel settore pubblico e privato in tutta Europa; in tal senso verranno sviluppati modelli contrattuali e di finanziamento innovativi da applicare nei progetti ESCO, che saranno poi testati in progetti pilota appositamente scelti. Ad oggi sono stati pubblicati due documenti (Flexibility Options for Energy Performance Contracts e Model processes for combining Energy Performance Contracting with other energy-related actions) con lo scopo di rendere più flessibili i contratti stessi, integrandoli con la norma ISO 50001 ed la diagnosi energetica econdo il D.Lgs. 102/14. Dato che l’EPC è basato sul miglioramento delle prestazioni energetiche, un’accurata definizione della baseline di riferimento e delle modalità di calcolo e verifica dei risparmi è decisiva, all’interno dei contratti è bene quindi sviluppare e concordare un piano di misura e verifica conforme all’IPMVP (Protocollo Internazionale di Misura e Verifica delle Prestazioni). La stipula di un contratto EPC può inoltre essere un’opzione nell’ambito del Programma di Riqualificazione Energetica della Pubblica Amministrazione Centrale (PREPAC), istituito per soddisfare l’obiettivo all’art 5 del D.Lgs. 102/14, che dispone di circa 355 milioni di euro. Per la call 2017 sono stati presentati 83 progetti, pari a circa 84 milioni di euro, che verranno valutati da GSE ed ENEA tramite istruttorie tecniche.

Al di là quindi della fiducia nei confronti del conto termico il fatto di vedere nell’energy performance contracting (EPC) la soluzione per riqualificare gli edifici pubblici, nonostante le barriere tutt’ora esistenti, suggerisce di valutare con attenzione il tema in un’ottica di policy e di strumenti di supporto. Dall’indagine FIRE è infatti emerso che secondo il 40% dei rispondenti non vi sono state notevoli semplificazioni rispetto al passato nell’utilizzo di contratti EPC e del finanziamento tramite terzi (FTT). La semplificazione della contrattualistica è un aspetto da perseguire a tutti i costi se si vuole incrementare la diffusione di questo strumento, senza intaccare allo stesso tempo la garanzia del rapporto tra ESCO, cliente e soggetto terzo finanziatore.

Figura 1

Figura2

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